Silvio Berlusconi si reca in una banca nei pressi di Montecitorio per cambiare un assegno; giunto il suo turno lo presenta al cassiere con il suo sorriso smagliante e gli chiede di poterlo incassare. Il cassiere, persona di integerrima professionalità, stante il fatto che il Cavaliere non è cliente della banca, gli chiede a sua volta di mostrargli un documento d'identità, al che Berlusconi, dopo aver cercato inutilmente nelle proprie tasche, ribatte:
- Carissimo, mi consenta, come può immaginare non vado in giro con i documenti; data la mia posizione e la mia notorietà direi che non ce n'è proprio bisogno!
Il cassiere non fa una piega e ribadisce che in assenza del documento non può effettuare l'operazione e Berlusconi, che comincia ad alterarsi, chiede di far scendere il direttore, ma anche quest'ultimo, nonostante l'imbarazzo, non può far altro che confermare la correttezza della procedura applicata dal cassiere.
A questo punto Berlusconi sbotta:
- Ma cribbio, non mi verrete a dire che la procedura la applicate davvero così rigidamente a tutte le persone famose che entrano in questa banca?
- In effetti, risponde il cassiere, non proprio; ad esempio due settimane fa è venuto Yuri Chechi, anche lui senza documenti; gli ho chiesto se poteva provare di essere davvero chi diceva di essere e lui si è appeso a quella sbarra della parete attrezzata, si è messo a squadra, ha volteggiato ed è atterrato con perfetta coordinazione; a quel punto non c'erano dubbi e gli ho cambiato l'assegno; l'altro giorno è passato Francesco Totti, anche lui senza documenti, si è messo a palleggiare davanti alla cassa e non ci sono stati più dubbi per nessuno: era proprio lui, e gli ho cambiato l'assegno.
Insomma, se può fare qualcosa che provi al di là di ogni ragionevole dubbio che è davvero Silvio Berlusconi, il problema è risolto.
Berlusconi comincia a pensare, ma dopo poco sbotta nuovamente:
- Ma, non so, in questo momento mi vengono in mente solo cazzate!
- Come li vuole, da 200 euro o in tagli più piccoli?

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