Da lancio giornalistico in data 7\6\03:

LA FIAT IN GUERRA?

Voci insistenti stanno prendendo corpo riguardo un coinvolgimento dell'industria automobilistica italiana nell'imperante conflitto iracheno.
Da testimonianze ufficiose trapelate fino alla stampa sembra che la crisi FIAT degli scorsi mesi sia stata in parte lenita da una importante commessa destinata ad usi militari: si tratterebbe di forniture di materiale ausiliario destinato ai comparti portaerei delle flotte statunitensi stanziate nel mediterraneo e nell'oceano indiano, materiale proveniente in primo luogo da cospicui fondi di magazzino degli stabilimenti di Mirafiori. Materiale di cui, a quanto pare, era imperativo liberarsi in qualunque modo da lungo tempo.
L'attività, per quanto non confermata, appare plausibile alla luce dei trascorsi assai spregiudicati della casa torinese in precedenti periodi critici: a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, ad esempio l'Avvocato non si era fatto scrupolo di risollevare le sorti dell'azienda incorporando capitali di properietà del colonnello Muammar Gheddafi, incluso quale socio di minoranza, fornendo al contempo allo stesso governo libico cospicue forniture di mezzi blindati, materiali vari e know how tecnologico chiave in una congiuntura politica internazionale tutt'altro che serena.
Di fatto sembrerebbe che questo accordo, il cui nome convenzionale risulta essere "sea junkyard", non sia che la punta dell'iceberg di un ben più vasto programma di ricerca tecnologica congiunta già in atto da diversi anni: tra le principali attività figura il collaudo operativo del mezzi meccanici in situazioni di stress estremo non legalmente eseguibili in Europa, unito ad un programma di miglioramento delle relazioni umane a bordo dei colossi del mare della US Navy in particolar modo riguardo il sostegno del morale durante i tempi di prolungato servizio in mare mediante non meglio specificate "strategie ricreativo\compensative inclusive di esposizione dei soggetti campione ad agenti psicodinamici sperimentali".
Esponenti della sinistra extraparlamentare e numerose associazioni non governative riunite sotto l'egida del social forum hanno gridato allo scandalo per questa palese infrazione alle posizioni di non belligeranza nel conflitto iracheno assunte a più riprese dal governo italiano in un rincorrersi di torbidi bizantinismi, unitamente ad un possibile
riciclaggio illegale di sostanze dannose attraverso la produzione di farmaci psicoattivi somministrati ai quadri inferiori dell'arma navale statunitense, impiegati alla stregua di cavie, a totale beneficio dei mastodonti farmaceutici mondiali..
Dall'ufficio stampa della casa torinese arriva immancabile e tempestiva una secca smentita: "Possiamo affermare con certezza, e a differenza dei nostri accusatori sostenere le nostre affermazioni con prove fotografiche e documentarie (vedi sotto), che quanto fornito dall'azienda FIAT alla marina militare degli Stati Uniti d'America non ha nulla a che vedere con materiale destinato o destinabile ad un qualsiasi uso in ambito bellico, né vi sono state in alcuna misura violazioni di diritti umani o di legislazione relativa alle norme sullo smaltimento di sostanze a rischio ambientale.
Questo beninteso a meno che l'uso improprio di un esemplare di Duna non risulti catalogabile, come d'altronde l'uso originario del suddetto mezzo, nel novero dei crimini contro l'umanità: facciamo inoltre presente di come l'azienda abbia già chiesto perdono per la questione Duna in numerose e diverse occasioni."

 

 

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