da Ritratti [2004]

Bisogna che lo affermi fortemente 
che, certo, non appartenevo al mare 
anche se Dei d'Olimpo e umana gente 
mi spinsero un giorno a navigare 
e se guardavo l'isola petrosa 
ulivi e armenti sopra a ogni collina 
c'era il mio cuore al sommo d'ogni cosa 
c'era l'anima mia che è contadina; 
un'isola d'aratro e di frumento 
senza vele, senza pescatori, 
il sudore e la terra erano argento 
il vino e l'olio erano i miei ori. 

Ma se tu guardi un monte che hai di faccia 
senti che ti sospinge a un altro monte, 
un'isola col mare che l'abbraccia 
ti chiama a un'altra isola di fronte 
e diedi un volto a quelle chimere 
le navi costruii di forma ardita, 
concavi navi dalle vele nere 
e nel mare cambiò quella mia vita 
ma il mare cambiò quella mia vita 
ma il mare trascurato mi travolse: 
senza futuro era il mio navigare 

Ma nel futuro trame di passato 
si uniscono a brandelli di presente, 
ti esalta l'acqua e al gusto del salato 
brucia la mente 
e ad ogni viaggio reinventarsi un mito 
a ogni incontro ridisegnare il mondo 
e perdersi nel gusto del proibito 
sempre più in fondo 

E andare in giorni bianchi come arsura, 
soffio di vento e forza delle braccia, 
mano al timone e sguardo nella pura 
schiuma che lascia effimera una traccia; 
andare nella notte che ti avvolge 
scrutando delle stelle il tremolare 
in alto l'Orsa è un sogno che ti volge 
diritta verso il nord della Polare. 
E andare come spinto dal destino 
verso una guerra, verso l'avventura 
e tornare contro ogni vaticino 
contro gli Dei e contro la paura. 

E andare verso isole incantate, 
verso altri amori, verso forze arcane, 
compagni persi e navi naufragati; 
per mesi, anni, o soltanto settimane? 
La memoria confonde e dà l'oblio, 
chi era Nausicaa, e dove le sirene? 
Circe e Calypso perse nel brusio 
di voci che non so legare assieme. 
Mi sfuggono il timone, vela e remo, 
la frattura fra inizio ed il finire, 
l'urlo dell'accecato Poliremo 
ed il mio navigare per fuggire. 

E fuggendo si muore e la morte 
sento vicina quando tutto tace 
sul mare, e maledico la mia sorte 
non trovo pace 
forse perché sono rimasto solo 
ma allora non tremava la mia mano 
e i remi mutai in ali al folle volo 
oltre l'umano. 

La vita del mare segna false rotte, 
ingannevole in mare ogni tracciato, 
solo leggende perse nella notte 
perenne di chi un giorno mi ha cantato 
donandomi però un'eterna vita 
racchiusa in versi, in ritmi, in una rima, 
dandomi ancora la gioia infinita 
di entrare in porti sconosciuti prima.

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