da Ritratti [2004]

Mi affascina il mistero delle vite 
che si dipanano lungo la scacchiera 
di giorni e strade, foto scolorite 
memoria di vent'anni o di una sera. 
E mi coinvolge l'eterno gocciolare 
e il tempo sopra il viso di un passante 
e il chiedermi se nei suoi occhi appare 
l'insulto di una morte o di un'amante, 
la rete misteriosa dei rapporti 
che lega coi suoi fili evanescenti 
la giostra eterna di ragioni o torti 
il rintocco scaglioso dei momenti, 
il mondo visto con gli occhi asfaltati 
rincorrendo il balletto delle ore 
noi che sappiamo dove siamo nati 
ma non sapremo mai dove si muore. 

Mi piace rovistare nei ricordi 
di altre persone, inverni o primavere 
per perdere o trovare dei raccordi 
nell'apparente caos di un rigattiere: 
quadri per cui qualcuno è stato in posa, 
un cannocchiale che ha guardato un punto, 
un mappamondo, due bijou, una rosa, 
ciarpame un tempo bello e ora consunto, 
pensare chi può averli adoperati, 
cercare una risposta alla sciarada 
del perché sono stati abbandonati 
come un cane lasciato sulla strada. 
Oggetti che qualcuno ha forse amato 
ora giacciono lì, senza un padrone, 
senza funzione, senza storia o stato, 
nell'intreccio di caso o di ragione. 

E la mia vita cade in altra vita 
ed io mi sento solamente un punto 
lungo la retta lucida e infinita 
di un meccanismo immobile e presunto. 
Tu sei quelli che son venuti prima 
che in parte hai conosciuto, e quelli dopo 
che non conoscerai, come una rima 
vibrante e bella, però senza scopo. 
E' inutile cercare una risposta, 
sai che non ce ne sono e allora tenti 
un bussare distratto a quella porta 
che si chiuse soltanto ai sentimenti. 
Non saprai e non sai. 
Questo dolore che vagli fra le magli di un tuo cribro 
svanisce un po' nel contemplare un fiore 
si scorda fra le pagine di un libro. 

Perché non si fa a meno di altre vite 
anche rubate a pagine che sfogli 
oziosamente, e ambiguo le hai assorbite 
da fantasmi inventati che tu spogli 
rivestendoti in loro piano piano 
come se ti scoprissi in uno specchio 
L'Uomo a Dublino, o l'ultimo Mohicano 
che ai 25 si sentiva vecchio. 
E percorriamo strade non più usate 
figurando chi un giorno ci passava 
e scrutiamo le case abbandonate 
chiedendoci che vite le abitava, 
perché la nostra è sufficiente appena 
ne mescoliamo inconsciamente il senso; 
siamo gli attori ingenui di un palcoscenico misterioso e immenso.

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