- NOTE SULL' ETA' DEL BRONZO NEL MODENESE -



Nel corso del 2° millennio A.C. si diffuse nell'Italia settentrionale, in Lombardia e in Emilia la cosiddetta civiltà delle Terramare. Queste popolazioni hanno lasciato grandi quantità di testimonianze archeologiche, ma scarsamente utilizzabili al fine di stabilire a quale stirpe appartenessero.

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Esse si dedicarono all'agricoltura e all'allevamento, sapevano lavorare il bronzo ed usarono per primi, in queste regioni, il rito funebre della cremazione, raccogliendo poi i resti in apposite urne cinerarie e depositandole in trincee all'interno delle necropoli che sorgevano nelle vicinanze dei villaggi. Nell'Italia del nord, durante l'età del bronzo, troviamo altre popolazioni che vennero o meno a contatto coi terramaricoli: la cultura di Polada in Lombardia, la cultura Transpadana nel Veneto e nel Trentino, la cultura dei Castellieri nel Friuli Venezia Giulia.Anche l'importante civiltà Appeninica, che nella sua massima espansione (partita dall'Italia centrale) arrivò nel bolognese, ebbe contatti con le Terramare, tanto da influenzarne la cultura, creando nella fase recente del bronzo la facies subappenninica.Tracce di scambi commerciali con le Terramare si ritrovano anche presso le genti della Valcamonica, infatti sono raffigurati nei famosi graffiti oggetti tipici delle nostre stazioni.


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La Valle del Torrente Dragone

Un aspetto importante dell' età dei metalli fu senz'altro legato alla possibilità di accumulare ricchezze rilevanti attraverso il metallo, anche grazie alla caratteristica di rifondibilità di alcuni minerali come il rame, l'oro, l'argento, lo stagno, ecc.

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Gli oggetti usurati o rotti potevano essere ricostituiti con la stessa materia, cosa che era impossibile per altre sostanze come la selce, l'osso o la ceramica, per cui il valore principale del manufatto risiedeva nella quantità di metallo con cui era composto. Con l'avvento di questo nuovo mezzo economico la struttura sociale dei villaggi sub“ un significativo mutamento. Comparve una classe dominante protoaristocratica che promosse la fortificazione dei villaggi e che lasci˜ testimonianze di sé nelle monumentali tombe a tumulo del centro Europa, nelle quali venivano deposti, assieme ai resti mortali, grandi corredi funebri, composti sopratutto da armi e monili in metallo.
Per realizzare la lega metallica detta bronzo sono indispensabili due metalli:
Il rame e lo stagno.
Al contrario del rame, lo stagno non fu facilmente reperibile in Europa. I maggiori giacimenti di questo metallo sono in Bretagna, in Cornovaglia ed in Boemia per cui in questa età dovette sorgere una serie di reti commerciali fra questi paesi ed i paesi consumatori.
Si ritiene che una delle vie commerciali dell' Età del bronzo fosse il mare, attestando quindi una buona conoscenza marinara già in questo periodo storico.Nella provincia di Modena sono rilevabili alcuni giacimenti di rame e dei suoi minerali. I più significativi sono situati a Frassinoro, Boccasuolo, Toggiano, Gargedolo, Barigazzo, Renno, Pavullo, Gombola e TorreMaina.
Sopratutto interessanti sono i giacimenti della Valle del Dragone dove la concentrazione del rame è più alta.
Numerosi sono i rinvenimenti di materiale archeologico associato all'Etˆ del bronzo provenienti da questa valle. Probabilmente il rame estratto sopratutto a Frassinoro e a Toggiano raggiungeva le stazioni terramaricole della pianura modenese attraverso le valli del Dragone, del Dolo e del Secchia, dove arrivava pure lo stagno estratto dalle Colline Metallifere toscane.
Lungo questa antica via commerciale sono attestati anche alcuni resti di abitati: Monte Rocca, Monte Calvario, Monte Santa Giulia, Monte Branzola e la rupe del Pescale.
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Monte Rocca.

Lungo i pendii del Monte Rocca si rinvengono, sopratutto in prossimità di alcune grotte tettoniche, parzialmente inesplorate, alcuni frammenti di ceramica vascolare di varie epoche fra cui l'Età del bronzo. (Ricerche sig. Oscar Lonardi)

Monte Calvario

Nel versante a Nord del Monte Calvario, il sig.Claudio Zanti ed il Sig. Rossano Guatelli rinvennero nel 1987 i resti di un villaggio del bronzo recente, rilevabile sopratutto da frammenti ceramici franati probabilmente dalla cima lungo le pareti del monte, mentre nello stesso periodo il sig. Mario Rossi trovò, sulla sommità dello stesso monte, una cuspide in bronzo a sezione triangolare attualmente conservata al Civico Museo Archeologico di Modena.
In seguito, sulla sponda opposta del Torrente Dragone, ai piedi del Poggio Bianco, elementi del Gruppo Storico San Galgano, scopersero alcune scorie e piccoli oggetti di rame anche questi ora conservati al museo di Modena.

Monte Santa Giulia

Nei pressi della pieve romanica di Santa Giulia esistono i resti di un abitato d'altura dell'Etˆ del bronzo recente attestabile dalla presenza di vari cocci ceramici.

Monte Branzola

Sul Monte Branzola, presso Pigneto, associati a resti dell' Età del ferro sono visibili i resti di un villaggio d'altura pertinente all' Età del bronzo finale.

Pescale

Nei pressi del famosissimo villaggio neolitico sito sulla sommità della rupe del Pescale è presente materiale ceramico relativo ad alcune abitazioni dell' Età del bronzo.

Un altro reperto molto interessante, che ebbi occasione di vedere al museo di Modena alcuni anni or sono, è costituito da una lamina di rame nativo su matrice di argilla scagliosa di colore grigiastro rinvenuto durante gli scavi compiuti alla Terramara di Montale.
Notevole quantità di rame lamellare, sulla medesima matrice, sono presenti all'interno di una cava per l'estrazione dell'argilla nei pressi di Frassinoro.
La possibilità di fare una indagine geologica sui campioni di Frassinoro e di Montale potrebbe aggiungere ulteriori conferme sull' ipotesi dello sfruttamento e del commercio del rame del nostro Appennino.

Le Terramare modenesi


Un problema che si è sempre presentato agli studiosi che si occupano delle Terramare è quello di stabilire in che modo questi villaggi fossero costituiti.
Vi è comunque accordo tra gli archeologi nel ritenere che le Terramare fossero strutture complesse, nate da un intervento pianificato e successivamente sviluppatesi durante un certo arco di tempo fino ad assumere aspetti assai diversi da quelli originali. Image Alcuni studiosi ottocenteschi (tra i quali spicca Luigi Pigorini) danno di queste strutture un'immagine abbastanza convincente anche se non del tutto dimostrabile dai risultati di scavo.
La fase primaria prevedeva la costruzione di un abitato su palafitta circondato o incluso da uno specchio d'acqua.
Nella seconda fase, a causa dell'interramento delle palafitte, i villaggi vennero riedificati sui resti delle strutture precedenti, ed è in questa fase che gli abitati videro un innalzamento degli argini perimetrali.
Le abitazioni di questi insediamenti erano, per la maggior parte, a pianta circolare e occupavano una superficie di circa 10 mq.
La tecnica più utilizzata per la costruzione delle capanne era quella del graticcio intonacato con argilla, giˆ utilizzata durante il Neolitico. Queste abitazioni potevano contenere dei gruppi familiari composti di 5 o 6 persone.
Le necropoli sorgevano a poca distanza dagli abitati ed erano costituite essenzialmente da una area recintata, attraversata da profonde trincee.
La differenza più evidente del rito funebre, in questa epoca, fu senz'altro la pratica dell'incinerazione.
Nella più antica pratica dell'inumazione i resti mortali venivano affidati alla terra assunta al rango di divinità madre, dispensatrice di ogni ricchezza, a cui l'uomo dopo la morte si legava in modo indissolubile. Nella pratica della cremazione invece si assiste alla divinizzazione di una altra grande forza della natura, cioè il fuoco. Con la cremazione il corpo veniva scisso dal fuoco in due componenti:
Una parte materiale ed una parte spirituale.
La parte materiale era rappresentata dalle ceneri, che similmente ai semi vegetali, venivano deposte dentro le urne, nei solchi della terra sacra delle necropoli.
La parte spirituale era rappresentata dal fumo che salendo in alto verso il cielo, sede delle divinità solare, si univa allo spirito degli antenati.
La divinizzazione del fuoco come elemento purificante trasse la sua origine dall'uso sempre maggiore che se ne fece in campo metallurgico. Una figura importante nei villaggi dell'età del bronzo fu senz' altro il fonditore di metalli.
Oltre all'importanza materiale che questo personaggio ebbe nella mutata economia di questo periodo, probabilmente rivestì anche un ruolo magico per la sua capacità di fondere quelle strane pietre, grazie al potere purificante del fuoco, per ricavarne strumenti belli e funzionali.
Nei villaggi del Modenese la produzione di manufatti di bronzo era alquanto varia. Si producevano armi (pugnali, punte di lancie e di freccie), utensili (lesine, asce e falcetti) e oggettistica personale (spilloni, pettini, rasoi e monili). Legati a questa produzione sono pure i vasi colatoi (Gorzano), gli stampi in arenaria (Red , Casinalbo, S.Ambrogio, Montale e Gorzano) e gli svariati puntali di mantice provenienti un p˜ da tutta la provincia.
La comparsa del bronzo non fece scomparire di punto in bianco gli antichi artigiani scheggiatori della selce, infatti negli strati archeologici pi antichi delle terramare di Montale e di Gorzano furono trovati pregevoli manufatti tra i quali spiccano 2 pugnali di selce. Altre testimonianze attestanti la lavorazione litica furono rilevate dal Gruppo Archeologico Formiginese nella stazione della Cappuccina e in un terreno a sud di Formigine. Comunque la scheggiatura della selce perse gradualmente d'importanza fino a scomparire del tutto, mentre si affina una tecnica della pietra volta sopratutto a realizzare manufatti in calcare o in arenaria, come le forme di fusione per il bronzo, le macine per i cereali o i pesi da tessitore.
Anche l'osso ed il corno furono usati in questa epoca per creare numerosi oggetti. In particolare il villaggio di Montale ebbe una certa importanza nella lavorazione di queste materie con cui si realizzavano molti oggetti, come le spatole per ceramisti, aghi, punteruoli, pugnali, punte di freccia, pettini, rotelle, martelli, zappe, uncini, ecc.
Da questo villaggio proviene pure un flauto realizzato con un osso cavo che  l'unica testimonianza musicale per la provincia di Modena.
Per quanto riguarda l'agricoltura molti reperti rinvenuti nelle nostre stazioni dimostrano la coltivazione di cereali.
Sono state ritrovate zappe, falci messorie e macine che furono oggetti indispensabili per la produzione e la trasformazione dei prodotti agricoli.
I resti archeologici attestanti lo sviluppo dell'allevamento durante l'etˆ del bronzo sono costituiti sopratutto da ossa di animali domestici. Nei siti modenesi sono venuti alla luce parecchi resti di cavalli, polli, maiali, bovini, capre e pecore.
La scoperta a Gorzano di recipienti per la produzione di latticini, dimostra che gli antichi modenesi sapevano gi· sfruttare gli animali da latte nella produzione casearia.
Pure la pi antica pratica della raccolta  riscontrabile nelle nostre stazioni.
L'uomo dell'etˆ del bronzo integr˜ la propria agricoltura con la raccolta di svariati prodotti selvatici come nocciole, ghiande, corniole, uva selvatica, olive e vari molluschi di terra e di acqua dolce.
Mentre di questi prodotti si rilevano nei villaggi traccie archeologiche (semi e gusci) altri alimenti come i funghi, le radici e le erbe, che comunque furono largamente consumati, non ci sono pervenuti a causa della mancanza di parti dure che ne permettono la conservazione negli strati di terra.
Un'altra attivitˆ che ha lasciato traccia nei siti modenesi  la tessitura.
La presenza nelle nostre stazioni di pesi da telaio, fusaiole, spilloni ed aghi sono prove inconfutabili dell'esistenza di una significativa produzione tessile. Purtroppo, a causa dell'alto tasso di umiditˆ riscontrabile nella nostra zona, non ci sono ancora pervenuti resti di stoffa dell'epoca.
A giudicare dal largo utilizzo che fu fatto di spilloni e fibule si presume che l'abbigliamento fosse costituito da un'unica grande pezza chiusa da questi oggetti che servivano pure da ornamento.
Nell'etˆ del bronzo la ceramica ebbe un regresso sia estetico che qualitativo.
In effetti i nostri antichi ceramisti badarono di pi alla funzionalitˆ del prodotto anzich all'estetica.
Rispetto al neolitico le forme sono pi varie e compaiono a fianco delle masserizie (ciotole, vasi, pentole, ecc.) nuovi prodotti come i beccucci per i mantici, i vasi fusori e le urne cinerarie.
Le decorazioni pi ricorrenti nei vasi modenesi furono le coppelle e le cordonature a rilievo, assieme ai recipienti mammellonati usati sopratutto nella produzione casearia.
Unico ornamento decorativo della ceramica terramaricola di un certo rilievo fu l'aggiunta di anse cornute o lunate in recipienti forse legati al culto.

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