I TEMPLARI A MODENA

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Sul portale posteriore del duomo di Modena appare scolpito un bellissimo rilievo raffigurante i cavalieri della tavola rotonda; nel rosone del medesimo e' inserita la croce templare; le sue guglie e la parte superiore della Ghirlandina (la torre campanaria del duomo) sono a sezione ottagonale; all' interno del duomo medesimo e' conservato un grande candelabro di bronzo donato dai Cavalieri di Malta. Queste ed altre osservazioni analoghe ci hanno spinto ad iniziare una ricerca allo scopo di rendere in un unico lavoro molti dati, storici e non, che, a nostro sapere, non ci sono sembrati particolarmente trattati da storici ed archeologi accademici . La nostra ricerca prende quindi il via dal Duomo di Modena e dai Cavalieri del Tempio
Le prime notizie documentarie da noi ritrovate risalgono al 20 Giugno 1176, data in cui il Vescovo e Conte di Modena Ugo riceve una richiesta da parte di una certa Giulietta di poter pubblicare il testamento del figlio Oderico, il quale, come allora usava, lasciava all' Ospitale dei Templari le proprie armi . Molto probabilmente la Domus Templare sorgeva presso la porta S. Pietro, nell' attuale via Masone.
Il 14 Settembre 1262 il vescovo Alberto Boschetti investi' Fra Pietro da Montecucco Rettore Templare dell' Ospedale del ponte di S. Ambrogio. Va comunque notato che, in un documento del 1273 conservato presso l' archivio di stato di Modena, venga citato come "Frater Petrus de Montecuculo" , cioe' non della famiglia piacentina dei conti da Montecucco ma della nobile famiglia frignanense dei Montecuccoli. Oltre agli insediamenti modenesi i templari possedevano molte magioni lingo la Via Emilia, specialmente presso le citta'. Vanno ricordate :
  • La corte dei pellegrini, a Rubiera
  • Masone
  • L' ospedale di S. Stefano, a Reggio Emilia
Nel 1201 si combatte' a Formigine la battaglia del Sanguineto tra Reggiani e Modenesi, ed i prigionieri catturati dai Reggiani furono portati all' ospedale Templare di S.Stefano. Questo Ospedale pagava all' abbazia di Frassinoro un canone annuo di 10 soldi Lucchesi.
Il 25 Febbraio 1136 l' ospedale di S. Stefano fu donato all' abbazia di Frassinoro, che lo gesti' fino al 1161, anno in cui, dopo una controversia con l' abate, passo' in mano ai templari reggiani.
La conseguenza creata dal passaggio di mano dell' Ospedale fu senz' altro un deterioramento dei rapporti fra i Templari e l' abbazia di Frassinoro. Nel 1240 il Comune di Modena , forte della recente vittoria ottenuta a Vignola il 2 Ottobre 1239 ai danni dei bolognesi , si alleo' con la potente famiglia dei Gualandelli inviando un forte esercito nel Frignano.Per primo i modenesi conquistarono e distrussero i castelli dei ribelli,tra i quali quelli di Roncoscaglio e Monte Castagnaro.
Le truppe passarono in seguito per Boccassuolo nelle terre della badia, ponendo sotto assedio la rocca di Meldola. L' esercito modenese, un po' per la resistenza della rocca, un po' perche' Bonaccorso da Montecuccolo stava alacremente rinforzando il castello di Montefiorino, tolse l' assedio da Meldola e lo pose a Montefiorino, che dopo un' accanita resistenza cadde in mano ai Modenesi. ImageLa risposta dell' abate fu immediata. Un forte contingente di truppe abbaziali si uni' agli eserciti del Bonaccorso e di Guidinello da Montecuccolo, ed in un lampo Montefiorino torno' in mano all' abate di Frassinoro.Al termine della guerra del 1240 compare a Frassinoro uno strano personaggio: L' Abate M.
Alla morte del vecchio abate Ugo il Legato Pontificio Apostolico per la Lombardia, il Suddiacono e Notaio Gregorio da Montelongo, proibi' , sotto pena di scomunica, l' elezione del nuovo abate , ed impose velocemente come Abate di Frassinoro l'abate Benedetto del monastero di S. Pietro in Modena.
E' nostra opinione che tale manovra inconsueta sia stata imposta alla badia a causa dell' alleanza del vecchio abate , nella guerra del 1240, con Guidinello da Montecuccolo.
Sospetti suffragati da indizi archeologici ci inducono a pensare che a Frassinoro coabitassero con i monaci Benedettini alcuni cavalieri Templati, con relativi Sergenti e servi.
Tale collaborazione avrebbe permesso ai pellegrini ed ai mercanti che transitavano lungo la via Bibulca un buon servizio di polizia, in cambio dello sfruttamento del legname della selva Romanesca e dei minerali di ferro, rame ed argento che vi si trovava
E' da ricordare che a tale scopo nel 1260 i Cavalieri del Tau di Altopascio erano alloggiati nella badia di Frassinoro e pure che nel 1281 si costitui' una societa' fondata da: Image
          • Durazzo Durazzi
          • Castracane da Lucca
          • Gerio Incallese
          • Bazameo Nisi
          • Riccardo Pagani
          • Rolandino di Castruccio
          • Paolo Guglielmo
          • Rainuzzo dal Poggio
          • Ambrogio Imolese
          • un certo Pigazzese

Questa societa' aveva lo scopo preciso di sfruttare i minerali ed il legname summenzionati.
Incuranti della scomunica del legato pontificio i monaci Benedettini elessero ugualmente il nuovo abate, il quale e' citato nei documenti solamente con la lettera M. Ora, spesso nei documenti antichi la lettera M viene utilizzata con il valore di "Magister", cioe' Maestro.
Ne risulterebbe quindi che il nuovo abate altri non sia che il Maestro Templare, ora anche abate di Frassinoro a tempo determinato.Le proteste del legato pontificio arrivarono al papa Innocenzo IV°, il quale convoco' alla sua presenza il neoeletto Abate M.Questi con una scusa banale evito' l' incontro, per cui il Papa ordino' al vescovo di Mantova di fare indagini sul suo conto Una serie di ricorsi presso il Papa vennero fatti dall' Abate di S. Pietro e dal Legato Pontificio, il quale si convinse ad annullare l' elezione dell' Abate M.
I Monaci pero' , con l' aiuto di alcuni personaggi molto influenti del Reggiano riuscirono a farsi riconfermare dal papa il Neoabate.
L' abate Benedetto ritorno' a S, Pietro e finalmente l' Abate M prese possesso dell' abbazia di Frassinoro. Sotto la sua guida l' abbazia zi stacco' dalla casa madre francese (Casa di Dio).
Il nuovo Abate svelo' subito la sua origine militare; con l' aiuto di Bonaccorso da Montecuccolo il castello di Montefiorino, malridotto dalla guerra del 1240 in una fortezza di alta ingegneria militare, dotandolo di alti parapetti, di una nuova torre, di una rete di cunicoli sotterranei ecc. ecc. Costrui' pure - da buon cavaliere - la cappella di S. Michele di fianco alla nuova torre; quindi trasferi' il fior fiore delle truppe abbaziali nel castello, al suo diretto comando. Image
Le fortificazioni della rocca non trovarono ostacolo da parte dei Modenesi, i quali erano impegnati nelle tremende lotte interne tra i Guelfi Aigoni ed i Ghibellini Grasolfi.
Il risultato di queste lotte fu l' espulsione da Modena del partito Guelfo degli Aigoni, che si rifugiarono in buona parte a Bologna , ma anche presso l' Abate M., il quale ne approffitto' per rafforzare di truppe i propri castelli. Fu inevitabile la vendetta modenese.
Nel 1247 un potente esercito modenese munito di tremende macchine da guerra parti' per la montagna. Il primo castello abbaziale a cadere fu la rocca di Meldola. Nel frattempo Bonaccorso da Montecuccolo , preoccupato per i suoi feudi, abbandono' l' abate per difendere i suoi terreni nel frignano.
Intanto a Montefiorinol'assedio durava gia' da alcune settimane , e contro la poderosa rocca a poco servirono i trabucchi e gli altri arnesi bellici dei Modenesi. Ma alla notizia della caduta di Meldola si insinuo' un grave deterioramento del morale delle truppe abbaziali, pertanto l'abate deise di abbandonare la rocca con un pugno dei suoi fedeli.
In breve il castello di montefiorino fu in mano ai modenesi, che lo incendiarono. Questi ultimi pero' dovettero abbandonare la demolizione perche' l' esercito bolognese, con l' aiuto dei guelfi esuli, mosse guerra contro Bazzano, costringendoli a scendere in fretta per difendere la propria citta'.
L' abate M ne approffitto' per rafforzare Meldola che riprese ai modenesi,lasciando in stato di abbandono la rocca di montefiorinoVerso il 1250 probabilmente si esauri' il mandato dell' abate M, o questo mori', fatto sta che fu eletto a nuovo abate il monaco benedettino Rainiero.
Gli anni seguenti al 1250 fino al 1261 furono ricchissimi di avvenimenti, sia per la badia che per Modena, ma poco rilevanti ai fini di questo articolo. Ricorderemo soltanto la guerra tra il comune di Modena e quello di Bologna che si concluse con la battaglia della Fossalta il 26 Maggio 1249 e con l' assedio di Modena.
Poi ricordiamo nel 1258 la guerra tra i modenesi e la badia conclusasi con la distruzione della rocca di Meldola e la cattura dell' abate Rainiero.
Grazie all' intervento di Papa Alessandro IV Modena avvio' un trattato di pace con Frassinoro. Il 26 giugno 1261 si riunirono a Bologna l' abate Rainiero di Frassinoro, il vescovo di Bologna Ottaviano Ubaldini, il rappresentante del comune di Modena Enrico Fonteboni ed il vescovo di modena Alberto Boschetti. Image
In questa occasione l' abate frassinorese, soddisfatto delle trattative, chiese ed ottenne la revoca della scomunica che gravava su Modena al vescovo di Bologna, il quale aveva ricevuto dal Pontefice tale potere.
Il giorno seguente, alla presenza di due notai, fu siglato il trattato di pace alla presenza di numerosi testimoni, tra i quali va sottolineata la presenza di Don Giacomo, arciprete di Saliceto.
L' 11 Maggio 1258, durante l' assedio della rocca di Meldola, papa Alessandro IV ordinava al vescovo di Modena di affidare l' ospedale di S. Ambrogio all' ordine del Tempio, ma sia il comune che il vescovo, ricordandosi della guerra del 1240, tentarono in ogni modo di impedire ai Templari di entrarne in possesso.
Dopo lunghe diatribe tra il vescovo ed i templari, il 29 Giugno 1262 il vescovo nomina Don Giacomo arciprete di Saliceto suo procuratore , lo stesso Don Giacomo che un anno prima presenziava alla firma del trattato di pace tra l' Abate Gherardo ed il comune di Modena.
Tale nomina fu effettuata allo scopo di ottenere una copia del documento con il quale il papa riconfermava al legato apostolico Gherardo la legittimita' delle pretese dei templari di entrare in possesso dell' ospedale. Il prete di Colombaro Rendevaca da Gorzano , che era subdelegato di Don Gherardo, si rifiutava infatti , a suo dire, di consegnare il documento a Don Giacomo, il quale fu accusato di conseguenza di averlo rubato.
Il legato pontificio, stanco di queste manovre ostruzionistiche, il 28 Agosto 1262 consegno' l' ospedale a fra' Pietro da Montecucco, precettore dei Templari, ed in seguito anche il vescovo di Modena Alberto Boschetti, facendo buon viso a cattiva sorte, il 14 Settembre dello stesso anno lo investi' precettore ufficialmente.
Il gioro stesso in cui il Legato Pontificio Don Gherardo consegno' l' ospedale al Tempio (28/08/1262) il Potesta' di Modena Alberto Caccianemici con un contingente armato scaccio' i Templari dallo stesso Ospedale, attirandosi la collera di Don Gherardo che lo scomunico' e lancio' l' interdetto sulla citta' di Modena a nome di Urbano IV, nuovo Pontefice.
Il 20 Aprile 1265 Papa Clemente IV ordinava all' arcidiacono di Forli' di reintegrare i Templari nella casa di S. Ambrogio a costo di utilizzare la forza, ed inoltre impose il risarcimento pieno dei danni.
Nel 1267 l' onnipresente Don Giacomo di Saliceto , a nome dell' arcidiacono di Forli', intercedette presso i Modenesi a favore dei Templari. Le trattative furono molto lunghe e durarono fino al 1270, data in cui venne pronunciato un lungo laudo molto oneroso per i Templari, i quali comunque il 16 Marzo 1271 accettarono, ratificandolo, il compromesso ed entrarono di nuovo in possesso dell' ospedale

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