- ALCUNE NOTE SULL' USO DELL' ARCO NELLA STORIA -


Già nel periodo Gravettiano, circa 20.000 anni fa nel Paleolitico Superiore, è documentato l'impiego dell'arco e della freccia. Raffigurazioni di arcieri sono rappresentate nei dipinti rupestri dell'arte
Già nel periodo Gravettiano, circa 20.000 anni fa nel Paleolitico Superiore, è documentato l'impiego dell'arco e della freccia. Raffigurazioni di arcieri sono rappresentate nei dipinti rupestri dell'arte paleolitica come, ad esempio, ad Altamura in Spagna: l'arco che vi compare è già tecnologicamente evoluto, presentando una caratteristica doppia curvatura.Questa antichissima arma da getto ha quindi accompagnato l'Homo sapiens nel corso di quasi tutta la sua storia evolutiva. Nell'antichità storica furono grandi arcieri i popoli orientali e gli Egizi. L'arco dei popoli Caldei (Sumeri, Assirobabilonesi) era piuttosto piccolo e di eccezionale flessibilità, come testimoniano le raffigurazioni rimaste (famoso il bassorilievo di re Assurbanipal che caccia i leoni).Era probabilmente composto da due segmenti che si riunivano nell'impugnatura.

Più lungo ed agile era l'arco egizio, costruito in acacia. Archi compositi in corno sono ricordati nei poemi omerici tra le armi degli Achei. I Dori che invasero la penisola ellenica non ebbero per l'arco la stima dei loro predecessori; lo strumento era usato soprattutto per la caccia. Anche i Romani non tennero in eccessiva considerazione quest'arma. Le legioni cominciarono ad esserne regolarmente dotate soltanto dall'epoca delle Guerre Puniche. In seguito, la necessità di contrastare nemici che facevano grande uso dell'arco, come i Parti, fece si che si creassero corpi di arcieri in seno all'esercito romano. Nell'Alto Medioevo l'esercito bizantino tenne in massimo conto l'arco. Grande era infatti la fama di cui godevano gli arcieri a cavallo di Bisanzio. Armate di arcieri a cavallo caratterizzarono poi gran parte degli eserciti orientali (ad es. i Mongoli) e mediorientali. Nel Medioevo questi ultimi, rappresentati in particolar modo dagli arcieri dell'Islam, contrastarono efficacemente gli eserciti cristiani delle Crociate. L'esperienza d'oltre mare delle armate cristiane indusse ad una maggiore considerazione per l'arciere quale forza militare. Il contatto con gli eserciti musulmani arabi e turchi, in pratica, fu il movente che elevò l'arco e la balestra al rango di arma militare in Europa Occidentale. In Inghilterra la già consolidata tradizione dell'arco, largamente impiegato da popolazioni celtiche (soprattutto l'arco d'olmo), si arricchì del costume dell' uso sistematico dell'arco lungo (long-bow), arma destinata a divenire quasi leggendaria soprattutto nelle campagne continentali della Guerra dei Cento Anni. Il resto dell'Europa, influenzato maggiormente dall'esperienza con i balestrieri Turchi, sviluppò invece un più largo uso della balestra. In Italia, in particolare, la balestra surclassa decisamente l'arco nell'impiego militare. L'arciere era destinato prevalentemente alla difesa delle cinte murarie, castellane e cittadine. Nel modenese si assiste, invece, ad una realtà più differenziata. In primo luogo ricordiamo che a Modena, curiosamente, esisteva una grande tradizione arcieristica. Già nel 1127 un poeta comasco in un suo scritto menziona le grandi prestazioni d'arme rese a Milano, nella guerra contro Como, dagli arcieri modenesi. Questi, come del resto gli altri fanti di Modena, venivano all'epoca chiamati "berovieri"; etichetta con la quale erano famosi in tutta la penisola. Nel 1201 viene stipulato un patto d'alleanza tra Modena e Mantova: gli arcieri dell'una o dell'altra città dovevano mobilitarsi, entro otto giorni dall'avviso, per recare aiuto all'alleato che si trovasse in stato di guerra. Da documenti del 1272 può essere dedotta la composizione delle milizie cittadine modenesi, nelle cui file militavano, per l'appunto, anche arcieri e balestrieri. L'esercito era costituito da 200 cavalieri pesanti e da 3000 fanti, questi ultimi a loro volta suddivisi in tre compagnie di 1000 militi ciascuna. La prima aveva nome "Compagnia di San Geminiano", la seconda "Fraternità di Giustizia" e la terza "Società del Popolo o delle Arti". La Compagnia di San Geminiano, la più antica, con un proprio gonfalone, in caso di guerra era in grado di mobilitare tutti i modenesi, abili alle armi, dai diciotto ai settant'anni. Questi cittadini, cioè quelli che già non appartenevano alla Compagnia, erano comunque tenuti a partecipare alle esercitazioni , allora chiamate "entesoni". Chi ometteva di parteciparvi era multato con 40 soldi; chi si presentava senza la propria arma era anch'esso multato. Le armi leggere, tra cui l'arco e la balestra, erano affidate dal Comune in via continuativa ai cittadini-soldati. Le armi pesanti, come le balestre su cavalletto, venivano invece custodite nell' apposita caserma della Compagnia. La Compagnia "Fraternità di Giustizia" aveva compiti prevalenti di polizia municipale; era anch'essa dotata di un proprio gonfalone. Forniva in particolare le guardie, tra cui gli arcieri, per la sorveglianza delle mura. Caratteristico è il fatto che a due arcieri, che dovevano stazionare sulla Ghirlandina (torre campanaria del Duomo e simbolo della città), fosse affidato il compito di vigilare sul regolare svolgimento della vita cittadina. La Compagnia del Popolo e delle Arti era composta esclusivamente da artigiani iscritti alla loro corporazione ed in possesso di un reddito annuo di almeno 50 lire. Utilizzava lo stesso gonfalone della Compagnia "Fraternità di Giustizia". Gli arcieri di tutte le Compagnie, armati di arco e spada, vestivano sugli abiti propri, un corsaletto, una "panziera" ed un leggero elmo d'acciaio. L' arruolamento avveniva per cinquantine (quartieri); ogni cinquantina forniva un capitano ed un manipolo di fanti. Le esercitazioni militari si svolgevano sui cosiddetti "prati della entesone". Di alcuni di questi si conosce il nome: "prato del vescovo" e "pratum tentionis", quest'ultimo ubicato nei pressi di Formigine. Di un terzo si conosce la sola ubicazione: fuori di Porta Baggiovara. E' singolare che le esercitazioni si svolgessero al calar del sole. Consistevano, per gli arcieri ed i balestrieri, in tiri ad anelli e sagome di cavalieri. Rigide norme, con pesanti pene, disciplinavano il porto dell'arco militare che, assieme alla spada ed alla balestra, rientrava nel novero delle armi proibite. Dobbiamo infine ricordare che l'arco militare, e questo è un dato certo, era l'arco diritto (cioè ad unica curvatura), di minore lunghezza rispetto agli omologhi archi inglesi. Gli archi ricurvi, invece, di più bassa potenza, erano considerati armi da caccia.



Bibliografia:
E. Bernardini: L' Italia Preistorica - Newton Compton - Vicenza 1983
R. Hardy : LongBow - J.H. Haynes & Co. Ltd. 1992
R. Humble : Warfare in the Middle Ages - Magna Books - Wigston 1989
Statuti del comune di Modena 1347 - Biblioteca Estense di Modena

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