La Rosetta a Compasso


La rivoluzione del neolitico è stata la svolta più importante dell'umanità. Da una economia basata sulla caccia e la raccolta di prodotti spontanei si passò all'agricoltura e all'allevamento. Questa trasformazione rese indispensabile un radicale mutamento sociale e quindi compaiono i villaggi. L'agricoltura segue i ritmi scanditi dall'alternarsi delle stagioni per cui diventa indispensabile il poter determinare con precisione le date più importanti come ad esempio la semina o la preparazione del terreno o ancora il periodo di gestazione degli animali. Fin dal paleolitico l'uomo utilizzò i corpi celesti come strumenti per potersi orientare durante i lunghi tragitti necessari alla caccia. E' da queste prime osservazioni che l'uomo scopre una relazione diretta tra l'alternarsi delle stagioni e il punto dell'orizzonte in cui sorge il sole. L'evoluzione di tali osservazioni astronomiche è riscontrabile nell'orientamento di molti villaggi neolitici e dell'età del bronzo, che difatti erano costruiti in modo da essere utilizzati come calendari astronomici. Con il passare del tempo l'osservatorio si spostò dal villaggio al tempio pur mantenendo il villaggio stesso il suo orientamento originario. Tracce molto evidenti di questo fatto sono riscontrabili nel sistema della centuriazione romana col sistema dei cardi e dei decumani.

I primi templi osservatorio dovevano essere costruiti essenzialmente in un luogo rialzato ( terrapieno tumulo ecc. ) sul quale veniva posta una pietra usata come trono e altare e da due pali posti a una certa distanza in direzione del punto dell'orizzonte in cui sorge il sole durante i solstizi invernale ed estivo. Aggiungendo un terzo punto a metà tra i pali, solitamente un grosso sasso, si ottiene l'allineamento tra l'altare e il punto in cui sorge il sole il giorno dell'equinozio. lo schema costruttivo del tempio è alla base del simbolo della rosetta.

La struttura dell'arco di trionfo romano è l'evoluzione architettonica del tempio solare, è la porta del sole. Tornando al tempio possiamo vedere che l'altare, trovandosi all'incrocio degli assi solstiziali con quello equinoziale, è il luogo in cui il sacerdote interpreta i segni del cielo: la divinità solare si manifesta all'uomo. E' il luogo in cui si incontrano il cielo e la terra. Questo concetto diventa più esplicito se consideriamo il simbolo

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come la rappresentazione del tempio e nello stesso momento dello spazio. Il quadrato ottenuto unendo i pali che segnano il sorgere e il tramontare del sole durante i solstizi diventa il recinto sacro. E' la rappresentazione per analogia della terra. Ora diventa esplicito il motivo per cui la figura del quadrato ha sempre rappresentato la terra e il concetto di materia.

Per capire perché il cerchio invece rappresenta lo spirito e il celo dobbiamo aggiungere un palo al centro del nostro tempio. Questo palo rappresentava il perno su cui ruota la volta celeste.

Con una conca scavata sull'altare, o con un recipiente postovi sopra, pieno d'acqua e suddiviso in sei a raggiera, che funzionava come uno specchio, il sacerdote poteva dividere la volta celeste in settori a cui diede valori positivi e negativi dedicandoli alle antiche divinità del culto sciamanico.

E' interessante l'analogia tra questo strumento e il fegato di bronzo di periodo etrusco rinvenuto a Piacenza il quale doveva servire agli auspici etruschi come un manuale di interpretazione per fare le loro predizioni, di cui qui sopra potete vedere l' immagine.

Il nostro strumento ad acqua se " puntato " sulla Stella Polare rendeva particolarmente evidente il movimento di rotazione della volta celeste. Era l'antenato dello specchio magico, strumento indispensabile nelle fiabe per predire il futuro. Fu con strumenti analoghi che l'uomo poté intuire la ruota dello zodiaco.

La necessità di potere dividere perfettamente la circonferenza del contenitore in sei settori uguali rese inevitabile l'utilizzo del compasso con la conseguente creazione della rosetta a sei punte simbolo che si sovrapponeva alla rappresentazione del tempio solare.

Questo simbolo si diffuse nella forma di rosetta intera, qui visibile come sfondo di questo documento,o in quella semplificata di tra moltissime antiche culture, ad esempio lo si ritrova nelle rotelle terramaricole, presso gli Etruschi, Celti, Romani, Longobardi, ecc. . Lo ritroviamo anche nel cristianesimo dopo essere stato trasformato nel Crisma. Questo simbolo non era sconosciuto ai tempi dell'imperatore romano Costantino Magno come dimostra una tomba scoperta a Pompei più antica di due secoli e mezzo la quale reca inciso questo simbolo. Secondo alcuni studiosi Costantino non si sarebbe convertito al cristianesimo ma avrebbe tentato di assorbirlo nella religione del Sole Invicto di cui fu sommo sacerdote. Sotto al suo governo, l'immagine solare compariva ovunque anche sulle monete. E' evidente l'interscambio tra i due culti: si fece coincidere la nascita di Gesù ( 6 gennaio ) col Natale Invicto ( 25 dicembre ) si spostò di un giorno il giorno di riposo e preghiera del sabato alla domenica giorno del sole. In questo periodo si rappresentava in modo quasi identico sia Cristo che il sole.

Le porte solstiziali

Se osserviamo un calendario, possiamo notare come in prossimità dei due solstizi coincidano le festività dei due San Giovanni. La evidente somiglianza tra il nome Giovanni e il nome Giano induce a pensare a una sovrapposizione di questi personaggi, Giano infatti, presso i romani aveva il ruolo di aprire l'anno. A prima vista il carattere gioioso dell'estate non coincide con il carattere triste di San Giovanni Battista, ( colui che implora la misericordia di Dio ). Lo stesso discorso vale anche per il carattere triste dell'inverno e quello gioioso di San Giovanni Evangelista ( colui che canta lodi a Dio ). Per capire questa apparente contraddizione possiamo analizzare il carattere dell'uomo selvatico. L'uomo selvatico è un essere appartenente al folclore popolare che vive in montagna o nella foresta. E' un essere emarginato con forti caratteristiche animalesche depositario di un'antica conoscenza. Egli possiede uno strano carattere: ride e canta quando fa cattivo tempo mentre è triste quando c'è il sole. Nelle leggende è lui stesso a spiegare il perché di questa bizzarria. Egli afferma che quando piove ride perché il tempo cambierà soltanto in meglio mentre quando c'è il sole il tempo potrà cambiare soltanto in peggio. Durante il solstizio estivo il sole raggiunge nel celo la sua massima altezza dopo di ché comincia a scendere fino a raggiungere la altezza minima sull'orizzonte in corrispondenza del giorno del solstizio invernale. E' evidente quindi che l'inizio del periodo discendente del sole comincia con la festa di San Giovanni Battista e viceversa il periodo ascendente inizia con San Giovanni Evangelista. La notte di San Giovanni Battista è usanza accendere grandi fuochi proprio perché comincia il periodo buio dell'anno. Forse anche l'usanza del ceppo natalizio riveste un significato simile ma di carattere inverso. I due San Giovanni sono quindi le due porte dell'anno, sono le " porte solstiziali ". Queste porte sono molto importanti tanto da essere un elemento costante delle pievi romaniche. Esse portano i nomi di porta perfetta o divina e porta imperfetta o di San Giovanni Battista quest'ultima spesso è riconoscibile anche dalla presenza dell'architrave fuori squadro che ne ribadisce l'imperfezione. L'uomo peccatore entra dalla porta imperfetta per recarsi all'altare dove avviene la conversione ovvero morte al peccato e risorge purificato quindi esce dalla porta perfetta che conduce a Dio; nel punto centrale della chiesa avviene il ciclo vita, morte, rinascita, tipico di tutte le iniziazioni. Un ottimo esempio sia pure con qualche anomalia è la cappella romanica di San Galgano detta anche Rotonda di Monte Siepi ( SI ). La porta di accesso è rivolta ad ovest in direzione opposta all'apside. A centro del pavimento ci sono la spada nella roccia e la tomba del Santo. Proseguendo sullo stesso asse troviamo prima l'altare poi la monofora posta al centro dell'abside rivolta a est.

Nel cantico di Zaccaria c'è un chiaro riferimento al Messia paragonato al sole che sorge. Non è quindi una semplice coincidenza che il giorno dell'equinozio quando il sole sorge esattamente a est i primi raggi illuminano l'altare e l'elsa della spada. Ai lati dell'apside si trovano le due porte solstiziali che in questa chiesa però sono invertite quindi la porta " perfetta " si trova in coincidenza del solstizio estivo. Questa anomalia è dovuta a un'altra visione teologica ; la differenza tra Cristo e il sole. Cristo con l'ascensione è salito al celo e siede alla destra del Padre; Questo è il periodo in cui Cristo risplende nell'alto dei celi come il sole nel solstizio estivo ma a differenza del sole risplenderà fino alla fine dei tempi dove ritornerà ( fuori dal tempo ) per giudicare i vivi e i morti e il suo regno non avrà fine. La porta perfetta che porta alla luce in questo tempio diventa quella in corrispondenza del solstizio estivo.
Abbiamo visto come alla base del simbolo della rosetta stia la rappresentazione del tempio solare che con il tempo fini' per rappresentare in alcuni casi il sole stesso.

Nella montagna modenese il simbolo della rosetta è molto frequente soprattutto nelle valli del Dolo e del Dragone su porte e finestre viene rappresentato quasi sempre in gruppi di tre simboli. Questo schema a base tre è riscontrabile nel culto del dio solare. Mitra il quale viene rappresentato con due personaggi che stanno alla sua destra e alla sua sinistra che simboleggiano i due solstizi. Ritroviamo lo stesso schema su un urna cineraria etrusca conservata al museo di Volterra dove a destra e a sinistra di una rosetta sono scolpiti i simboli solari ( un cerchio con un punto al centro ). Nei portali o sulle finestre delle case della montagna Modenese, come dicevamo, compare questo motivo tripartito; normalmente viene rappresentato al centro l'oriente inteso anche come punto di riferimento spirituale materiale. I più comuni sono la croce e il diamante Estense o una rosetta. Alla sinistra di chi guarda troviamo la rosetta che indica il solstizio estivo la quale si differenzia da quella di destra perché più piccola oppure diversamente orientata o ancora perché priva di alcuni elementi. Quando viene rappresentata da sola indica l'oriente, l'asse oriente e occidente diventa esattamente il quadrato della terra in due parti. Se guardiamo il sole che sorge agli equinozi alla nostra destra troveremo il sud e alla sinistra il nord. Il sud è il punto in cui tutti i giorni il sole raggiunge nel celo il punto più alto, è il lato del mondo in cui regna la luce. Viceversa il nord è la parte del mondo in cui a mezzogiorno si proiettano le ombre: è il lato delle tenebre. Possiamo dire che mezzogiorno e mezzanotte sono i " solstizi " della giornata portandone i caratteri inversi come quelli dell'anno: il giorno inizia a mezzanotte e diventa chiaro il motivo per cui in molte religioni esiste il concetto che la resurrezione inizia nella morte, il seme per portare frutto deve essere sepolto nella terra.

Abbiamo già visto che la rosetta è rappresentata su porte e finestre in realtà però sono moltissimi i contesti in cui compare.

Vediamo alcuni esempi significativi:

Il camino

Se osserviamo la forma classica di un camino possiamo intuirvi una rappresentazione del cosmo. La base è rettangolare come la rappresentazione della terra sulla base del focolare sono fissati i pilastri che sorreggono la cappa come fosse la volta celeste. La cappa è il luogo dove passa l'asse cosmico per cui è una porta sul mondo spirituale, non a caso la Befana e in genere la figura della strega usano tale via per entrare nelle case, è pure da questa via di accesso che entrano i fantasmi e i demoni. Numerosissime sono le leggende a riguardo un po' in tutta Italia. Nell'Appennino modenese ma soprattutto in Toscana esiste l'usanza, quando il camino si spegne, di tracciare tre croci con un carbone sulla pietra del focolare proprio allo scopo di esorcizzare questa via di accesso con l'altro mondo in assenza di fuoco. E' da notare che tre sono le croci come i punti dell'orizzonte in cui sorge il sole i giorni dei solstizi ed equinozi. Forse anche l'usanza del ceppo natalizio è legata a forme di scongiuro per evitare con il fuoco purificatore visite indesiderate la notte in cui si apre la porta solstiziale cosmica. E' in questa notte e in quella di San Giovanni Battista che i guaritori di campagna trasmettono ai neofiti i loro poteri davanti al focolare. Sui camini le rosette vengono rappresentate spesso in gruppi intrecciati tra loro in numero vario.

Il pane

Riporterò ora quanto scrive Elide Casali a proposito del segno della rosetta posta sul pane e i suoi prodotti equivalenti. Nell'alimentazione contadina infatti il posto d'onore è riservato al pane che come osserva Piero Camporesi rappresenta il centro vitale della cosmologia contadina in cui viene impresso visivamente il rapporto con le vicende astrali sotto forma della stilizzazione simbolica sulla superficie del pane come a ricordare attraverso un ottica immediata e riflessa il rapporto tra terra e cielo fra biade e sementi e cicli stagionali. Per la cultura contadina il forno è " il luogo magico, cavità misteriosa e oscura dove avveniva il passaggio dall'informe al modellato, dall'inanimato all'animato con un'operazione che simulava, riproduceva e catturava la forza del sole in una sorgente di vita, il pane ". Ancora una volta siamo di fronte a un microcosmo in grado come il camino di trasformazione ( il ciclo vita morte rinascita ) che gli Etruschi rappresentano con la rosetta sull'urna cineraria di Volterra.

Il carro

Il carro assieme al mulino era senz'altro il mezzo più efficace per rappresentare il cosmo. Il piano quadrato rappresenta la terra e le rosette erano poste sulla sponda anteriore in modo da corrispondere simbolicamente ai punti solstiziali mentre nel centro della sponda era incisa una croce ( rosetta a quattro petali ) in direzione equinoziale. Le ruote del carro erano paragonate alla ruota dello zodiaco. Il girare della ruota e il sorgere e tramontare dei raggi sul piano del carro davano immediatamente l'idea del susseguirsi dei mesi.

Le culle
Molte leggende diffuse soprattutto in area celtica, raccontano di vicende accadute a neonati nelle culle. Questi bambini erano insidiati, nel loro spazio vitale ( la culla come microcosmo in cui il bambino cresce e si sviluppa ), da esseri come le fate, oppure di streghe che come vampiri succhiano loro il sangue portandoli lentamente alla morte. Il neonato è l'essere più debole del gruppo familiare e quindi più soggetto agli attacchi di quegli esseri che sono consacrati al male e in lui vedono la purezza non ancora contaminata dal peccato. Per cercare di difendere il bambino da questi attacchi soprannaturali non restava che ricorrere a mezzi magici. Sulle culle venivano incisi tutta una serie di simboli tra cui anche la rosetta. Questi simboli avevano lo scopo di chiudere gli accessi al mondo sovrannaturale che comunicavano col cosmo del neonato cioè la culla.

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